
Infiltrazioni camorristiche in Versilia
Dicembre 5, 2008Loschermo.it 04/12/2008
VIAREGGIO (Lucca) – Stavano in Versilia, ma erano di Torre Annunziata i Chierchia, una famiglia legata al clan Gionti. In manette sono finiti Giuseppe e Alfonso Chierchia mentre è stato denunciato in stato di irreperibilità il padre Michele . La Squadra mobile di Lucca ha portato a termine un’operazione volta al contrasto delle infiltrazioni camorristiche che ha portato anche al sequestro di un terreno a Pian di Mommio, nel comune di Massarosa e di un deposito postale contenente svariate migliaia di euro.
Sotto sequestro un conto corrente postale e un terreno a Pian di Mommio, appartenenti alla famiglia Chierchia, legata la camorra di Torre Annunziata. In manette i fratelli Giuseppe e Alfonso Chierchia mentre il padre Michele è stato denunciato in stato di irreperibilità: secondo gli investigatori erano a capo di un giro di droga.
Sono stati, infatti, posti sotto sequestro i beni di una famiglia di origine di Torre Annunziata e residente, adesso, in Versilia. Ad eseguire il sequestro, la Squadra mobile di Lucca, diretta da Virgilio Russo, che, all’alba di ieri, hanno portato a termine questa importante operazione volta a stroncare l’infiltrazione della criminalità organizzata in Versilia.
La famiglia in questione, i Chierchia, si sono visti mettere sotto sequestro, su delega della Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Napoli, un libretto postale aperto a Viareggio, sul quale erano depositate diverse migliaia di euro e un terreno di 2mila 500 metri quadrati che si trova a Massarosa e che la polizia ha affidato in gestione ad un amministratore giudiziario che è stato nominato dalla Procura di Napoli.
Questi sequestri avvengono nell’ambito di un’importante operazione anticamorra, effettuata lo scorso mese dalla Squadra mobile di Napoli che ha di fatto reso inoffensivo il clan Gionta – detto ‘dei Valentini’ – di Torre Annunziata. Alleati dei ‘Valentini’ erano appunto gli appartenenti alla famiglia Chierchia, conosciuti meglio con il nome di ‘fransuà’, dal soprannome usato dal capostipite. I ‘Fransuà’ sono stati, invece, arrestati dalla Mobile lucchese, perché artefici di un grosso giro di stupefacenti destinato alla Versilia, ma proveniente dall’hinterland napoletano.





