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Pietrasanta consiglio comunale rimandato

Gennaio 23, 2008

Il consiglio comunale del 25 gennaio, che prevedeva la presentazione del bilancio, è stato rimandato su richiesta, sembrerebbe, degli uffici……

17 comments

  1. MI PARE DI AVER CAPITO CHE UNO DEGLI ASPETTI PIU’ INTERESSANTI DEL BILANCIO DEL COMUNE DI PIETRASANTA SIA IL SUPPOSTO UTILIZZO DI DERIVATI CHE HANNO PORTATO ENORMI PERDITE A MOLTI ENTI LOCALI IN ITALIA.
    LA MATERIA E’ COMPLESSA, PER CAPIRNE DI PIU’ E’ POSSIBILE SCARIRE LA PUNTATA DELLA TRASMISSIONE “REPORT” AL SEGUENTE INDIRIZZO: http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E23%5E37208,00.html
    LA PRIMA PARTE SPIEGA COME QUESTI FINANZIAMENTI SIANO PERICOLOSI PER I PRIVATI, LA SECONDA APPROFONDISCE IL TEMA DEI BILANCI PUBBLICI.
    SEMBRA CHE I PRINCIPALI RISCHI DERIVINO DAI “COSTI IMPLICITI” DI QUESTI CONTRATTI E DALLA DIFFICOLTA’ DI CAPIRE QUANTO SI ANDRA’ A PAGARE ALLA FINE DEL FINANZIAMENTO.
    PARE CHE GLI UNICI IN GRADO DI COMPRENDERE LE IMPLICAZIONI DI UN FINANZIAMENTO DEL GENERE SIANO PROFESSIONISTI SPECIALIZZATI,SECONDO UN ESPERTO LA SOTTOSCRIZIONE DEI DERIVATI DA PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (DOVE GENERALMENTE NON SONO PRESENTI PROFESSIONALITA’SPECIFICHE) EQUIVALE, IN PRATICA, AD UNA “CIRCONVENZIONE DI INCAPACE” DA PARTE DELLE BANCHE.
    CHIEDO AI CONSIGLIERI COMUNALI E A TUTTI COLORO CHE CONOSCONO IL BILANCIO DEL COMUNE SE E’ VERO CHE A PIETRASANTA SONO STATI SOTTOSCRITTI DERIVATI, SE FOSSE COSì PENSO CHE I CITTADINI FAREBBERO BENE A PREOCCUPARSI…


  2. INTANTO SI CONTINUA A FARE OPERE PUBBLICHE SU TERRENI PRIVATI CON IL MECCANISMO DEL COMODATO GRATUITO.

    VA BENE, SI FA L’OPERA PUBBLICA, PARCO GIOCHI O PARCHEGGIO CHE SIA, MA IL PROBLEMA E’, CHE DOPO (NON SI SA BENE QUANTI ANNI) QUALCHE TEMPO, IL PRIVATO SI RITROVERA’ CON LA PROPRIETA’ NON SOLAMENTE DEL TERRENO (CHE VALEVA POCO) MA ANCHE DELLE INFRASTRUTTURE REALIZZATE SOPRA CON IL DENARO DI TUTTI NOI.

    E POI CHE SUCCEDERA’NON DOVREMO MICA PAGARE IL BIGLIETTO PER L’ACCESSO AL PARCO O AL PARCHEGGIO?

    (CAMPETTO DI CALCIO DI REGNALLA DOCET)

    CARI AMMINISTRATORI CHIARIAMOLI MEGLIO QUESTI INTERVENTI.

    ALL.TE DUE DELIBERE DI GIUNTA:

    COMUNE DI PIETRASANTA
    Provincia di Lucca

    DELIBERAZIONE GIUNTA COMUNALE

    N° 16 DATA 11/01/2008

    OGGETTO: ACQUISIZIONE IN COMODATO GRATUTITO DI TERRENO POSTO IN LOC.TA’ FOCETTE – VIA DELLA LIBERTA’ – FG.44 MAPPALE 804 P. 805 P. E 807 P. - APPROVAZIONE

    L’anno duemilaotto il giorno undici del mese di Gennaio alle ore 12:00 in Pietrasanta, nella sala delle adunanze posta nella sede comunale, si è riunita la Giunta per trattare gli affari all’ordine del giorno.

    Presiede l’adunanza il sig. MALLEGNI MASSIMO

    Sono presenti componenti N. 6 , assenti componenti N. 2 , sebbene invitati:

    MALLEGNI MASSIMO S
    GIOVANNETTI ALBERTO S. S
    ACCIALINI LUCIA S
    ALESSANDRINI ALESSANDRO S
    SORBO ERMANNO N
    SPINA SALVATORE DANIELE N
    TOGNINI MATTEO S
    ROVAI FABRIZIO S

    Assiste il sottoscritto sig. DOTT. ANGELO PETRUCCIANI
    Segretario Generale del Comune, incaricato della redazione del verbale.

    Rilevato dalle presenze della delibera n. 15 risultano presenti n. 7 componenti. Assenti n. 1 (Spina).

    L A G I U N T A

    Premesso:
     che la Soc.tà i Gabbiani s.r.l., con sede legale in Firenze, via Lamarmora, 45 è proprietaria di un vasto appezzamento di terreno pianeggiante della superficie catastale di mq. 32.388 posto in Comune di Pietrasanta, località “Focette”, Via della Libertà, meglio distinta al Catasto terreni del Comune di Pietrasanta al foglio 44, dai mappali 804, 805 e 807;
     che l’ Amministrazione Comunale è interessata a dotare la suddetta frazione di un ampio parcheggio tale da accogliere un considerevole numero di veicoli di cui attualmente è sprovvista;
    Preso atto che la società in oggetto, non utilizza la predetta area e conseguentemente non ha difficoltà a porla a disposizione dell’Ente a titolo gratuito per un tempo determinato al termine del quale l’area dovrà essere restituita;
     Preso atto che la Società, si è espressa favorevolmente a mettere a disposizione dell’Amministrazione Comunale porzione del vasto appezzamento, per una superficie complessiva di circa mq. 7.500, rappresentante parte delle particelle 804, 805 e 807 del foglio di mappa 44, evidenziato in colore verde nella planimetria allegata;
    Ritenuto pertanto di procedere alla realizzazione del progetto;
    Visto il D. lgs. 18/08/2000, n. 267, TUEL e successive modifiche ed integrazioni;
    Visto l’allegato parere espresso ai sensi dell’art.49 del D.Lgs n.267/2000;
    Con voti unanimi favorevoli, resi nei modi e forme di legge,
    D E L I B E R A

    1. di prendere in comodato dalla Società i Gabbiani, con sede in Firenze, per le motivazioni espresse in premessa, l’appezzamento di terreno sito in Comune di Pietrasanta, località Focette Via della Libertà, distinto al catasto terreni di questo Comune, nel foglio di mappa n. 44, da porzione delle particelle 804, 805 e 807 per una superficie complessiva di circa mq. 7.500, evidenziato in colore verde nella planimetria allegata;
    2. di demandare al Dirigente della Direzione Entrate, Gestione Patrimoniale e Servizi Sociali, il perfezionamento degli atti consequenziali.
    3. di individuare nella Direzione Comunale Servizi del Territorio U.O. Lavori Pubblici, l’Unità che prenderà in carico il parcheggio assumendosi l’onere, di attrezzare tale area, nel rispetto delle disposizioni di legge previste in materia, comprese le operazioni di collaudo e periodica manutenzione;
    4. di custodire e conservare il bene con la diligenza del buon padre di famiglia, secondo l’uso consentito dal Comodante.

    D E L I B E R A I N O L T R E

    A seguito di separata unanime votazione, resa nei modi e forme di legge, di rendere immediatamente eseguibile il presente provvedimento, ai sensi dell’art. 134, 4° comma, del D.Lgs. n. 267/2000.

    RM/DEL. I Gabbiani Focette

    Atto approvato dai presenti

    IL Presidente IL Segretario Generale
    MALLEGNI MASSIMO DOTT. ANGELO PETRUCCIANI

    ………………………………… ………………………………..

    Comunicazione ai capigruppo consiliari effettuata in data

    Trasmissione al Prefetto effettuata in data ……………………….

    CERTIFICATO DI PUBBLICAZIONE

    Il sottoscritto Messo Comunale, delegato dal Sig. Segretario Generale, attesta che la presente deliberazione è stata affissa in copia autentica all’Albo Pretorio del Comune per 15 giorni consecutivi (art. 124, comma 1, D.L.vo n.267/00),

    dal ………………………. al …………………….. al N. …………………..

    Pietrasanta, lì ……………………………….. IL MESSO COMUNALE

    …………………………..

    ESECUTIVITA’

    Divenuta esecutiva per il decorso termine di giorni dieci dalla suddetta data di pubblicazione (art.134, comma 3°, D.L.vo n.267/00).

    Pietrasanta, lì …………………………..

    IL FUNZIONARIO INCARICATO

    …………………………………

    ____________________

    Divenuta esecutiva il ……………………………. per il termine decorso di giorni trenta dalla ricezione da parte dell’Organo di Controllo in data …………………, prot. n. …………….
    ovvero
    come da comunicazione dell’Organo Regionale di Controllo di cui a nota n. ……………… in data ………………………………, che non ha rilevato vizi di legittimità.
    Pietrasanta, lì ………………………………..
    IL SEGRETARIO GENERALE

    …………………………………

    COMUNE DI PIETRASANTA
    Provincia di Lucca

    DELIBERAZIONE GIUNTA COMUNALE

    N° 16 DATA 11/01/2008

    OGGETTO: ACQUISIZIONE IN COMODATO GRATUTITO DI TERRENO POSTO IN LOC.TA’ FOCETTE – VIA DELLA LIBERTA’ – FG.44 MAPPALE 804 P. 805 P. E 807 P. - APPROVAZIONE

    L’anno duemilaotto il giorno undici del mese di Gennaio alle ore 12:00 in Pietrasanta, nella sala delle adunanze posta nella sede comunale, si è riunita la Giunta per trattare gli affari all’ordine del giorno.

    Presiede l’adunanza il sig. MALLEGNI MASSIMO

    Sono presenti componenti N. 6 , assenti componenti N. 2 , sebbene invitati:

    MALLEGNI MASSIMO S
    GIOVANNETTI ALBERTO S. S
    ACCIALINI LUCIA S
    ALESSANDRINI ALESSANDRO S
    SORBO ERMANNO N
    SPINA SALVATORE DANIELE N
    TOGNINI MATTEO S
    ROVAI FABRIZIO S

    Assiste il sottoscritto sig. DOTT. ANGELO PETRUCCIANI
    Segretario Generale del Comune, incaricato della redazione del verbale.

    Rilevato dalle presenze della delibera n. 15 risultano presenti n. 7 componenti. Assenti n. 1 (Spina).

    L A G I U N T A

    Premesso:
     che la Soc.tà i Gabbiani s.r.l., con sede legale in Firenze, via Lamarmora, 45 è proprietaria di un vasto appezzamento di terreno pianeggiante della superficie catastale di mq. 32.388 posto in Comune di Pietrasanta, località “Focette”, Via della Libertà, meglio distinta al Catasto terreni del Comune di Pietrasanta al foglio 44, dai mappali 804, 805 e 807;
     che l’ Amministrazione Comunale è interessata a dotare la suddetta frazione di un ampio parcheggio tale da accogliere un considerevole numero di veicoli di cui attualmente è sprovvista;
    Preso atto che la società in oggetto, non utilizza la predetta area e conseguentemente non ha difficoltà a porla a disposizione dell’Ente a titolo gratuito per un tempo determinato al termine del quale l’area dovrà essere restituita;
     Preso atto che la Società, si è espressa favorevolmente a mettere a disposizione dell’Amministrazione Comunale porzione del vasto appezzamento, per una superficie complessiva di circa mq. 7.500, rappresentante parte delle particelle 804, 805 e 807 del foglio di mappa 44, evidenziato in colore verde nella planimetria allegata;
    Ritenuto pertanto di procedere alla realizzazione del progetto;
    Visto il D. lgs. 18/08/2000, n. 267, TUEL e successive modifiche ed integrazioni;
    Visto l’allegato parere espresso ai sensi dell’art.49 del D.Lgs n.267/2000;
    Con voti unanimi favorevoli, resi nei modi e forme di legge,
    D E L I B E R A

    1. di prendere in comodato dalla Società i Gabbiani, con sede in Firenze, per le motivazioni espresse in premessa, l’appezzamento di terreno sito in Comune di Pietrasanta, località Focette Via della Libertà, distinto al catasto terreni di questo Comune, nel foglio di mappa n. 44, da porzione delle particelle 804, 805 e 807 per una superficie complessiva di circa mq. 7.500, evidenziato in colore verde nella planimetria allegata;
    2. di demandare al Dirigente della Direzione Entrate, Gestione Patrimoniale e Servizi Sociali, il perfezionamento degli atti consequenziali.
    3. di individuare nella Direzione Comunale Servizi del Territorio U.O. Lavori Pubblici, l’Unità che prenderà in carico il parcheggio assumendosi l’onere, di attrezzare tale area, nel rispetto delle disposizioni di legge previste in materia, comprese le operazioni di collaudo e periodica manutenzione;
    4. di custodire e conservare il bene con la diligenza del buon padre di famiglia, secondo l’uso consentito dal Comodante.

    D E L I B E R A I N O L T R E

    A seguito di separata unanime votazione, resa nei modi e forme di legge, di rendere immediatamente eseguibile il presente provvedimento, ai sensi dell’art. 134, 4° comma, del D.Lgs. n. 267/2000.

    RM/DEL. I Gabbiani Focette

    Atto approvato dai presenti

    IL Presidente IL Segretario Generale
    MALLEGNI MASSIMO DOTT. ANGELO PETRUCCIANI

    ………………………………… ………………………………..

    Comunicazione ai capigruppo consiliari effettuata in data

    Trasmissione al Prefetto effettuata in data ……………………….

    CERTIFICATO DI PUBBLICAZIONE

    Il sottoscritto Messo Comunale, delegato dal Sig. Segretario Generale, attesta che la presente deliberazione è stata affissa in copia autentica all’Albo Pretorio del Comune per 15 giorni consecutivi (art. 124, comma 1, D.L.vo n.267/00),

    dal ………………………. al …………………….. al N. …………………..

    Pietrasanta, lì ……………………………….. IL MESSO COMUNALE

    …………………………..

    ESECUTIVITA’

    Divenuta esecutiva per il decorso termine di giorni dieci dalla suddetta data di pubblicazione (art.134, comma 3°, D.L.vo n.267/00).

    Pietrasanta, lì …………………………..

    IL FUNZIONARIO INCARICATO

    …………………………………

    ____________________

    Divenuta esecutiva il ……………………………. per il termine decorso di giorni trenta dalla ricezione da parte dell’Organo di Controllo in data …………………, prot. n. …………….
    ovvero
    come da comunicazione dell’Organo Regionale di Controllo di cui a nota n. ……………… in data ………………………………, che non ha rilevato vizi di legittimità.
    Pietrasanta, lì ………………………………..
    IL SEGRETARIO GENERALE

    …………………………………


  3. Per sapere se il Comune ha sottoscritto contratti derivati (swap) basta leggere il resoconto dell’azione amministrativa fatta dalle ex assessore al bilancio Sig.ra Marucci e Sig. Genovesi che si trova sul sito del Comune e che dice:
    “Come ulteriore elemento distintivo di innovazione, l’amministrazione ha impostato in maniera dinamica la gestione finanziaria, finora basata su trasferimenti statali e indebitamento. In particolare è stata promossa la “rinegoziazione” dei mutui accesi con la Cassa DD.PP., che ha prodotto un’economia, nel bilancio attuale ed in quelli futuri, di circa 125.000,00 euro. Sui mutui restanti si è fatto ricorso allo strumento dello SWAP trasformando gli elevati tassi fissi (anche il 17%) dei mutui in essere in un’unica operazione a tasso variabile dopo un’attenta analisi dell’evoluzione prospettica dei tassi. Il risparmio si è concretizzato in una riduzione degli oneri finanziari di oltre il 3% (in valore assoluto oltre 100.000,00 euro)”.
    Quello che non capisco e se le due signore sapevano quello che stavano facendo, a cosa andavano in contro e se a questi fatti sono poi seguiti altre stipulazioni di questo tipo di contratti.


  4. sui derivati alcuni consiglieri comunali hanno chiesto informazioni fin da novembre e non si hanno ancora notizie precise.
    abbiamo anche espresso preoccupazione sulla stampa ma nessuno ha risposto dal palazzo.

    all’epoca quando c’erano altri assessori e altri consulenti (primo mallegni) l’operazione fu, come ci ricorda gariffe, commentata positivamente in questo modo:

    “Il risparmio si è concretizzato in una riduzione degli oneri finanziari di oltre il 3% (in valore assoluto oltre 100.000,00 euro)”.

    quindi ne deduciamo che i mutui rinegoziati erano di importo significativo.

    dopo che “report” e il “sole 24 ore” hanno espresso fortissime riserve sui reali risparmi di queste “dinamiche” (creative) dette “swap” o “derivati”, noi abbiamo espresso preoccupazione per le casse comunali del futuro, speriamo di non dover pagare i cosi definiti “elementi distintivi di innovazione”.

    attendiamo chiarimenti precisi e trasparenti


  5. se ne avete voglia fatevi una cultura sui derivati:
    —————————————————-

    da “il sole 24 ore” di Sabato 27 Ottobre 2007

    I derivati dei Comuni, un identikit che cambia

    di Nicola Borzi

    Il “guru di Omaha” Warren Buffett, il 4 marzo 2003, li definì «armi di distruzione di massa». L’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, parlandone il 24 marzo 2004 in Parlamento a proposito degli enti locali, disse che «a volte assomigliano a droghe pesanti». Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit Group, il 17 ottobre ha detto invece che sono «strumenti che servono per chiudere i rischi finanziari, utili e usati da tutti». Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa il 24 ottobre ha affermato che i derivati non destano preoccupazioni per i conti di Comuni, Province e Regioni. Ma quantificare i contratti venduti dalle banche per la copertura dei rischi finanziari degli enti locali – copertura reale solo se le controparti sono davvero capaci di comprendere strutture e costi dei contratti – è difficile.

    I dati del Governo

    Secondo il Tesoro, dal 2002 e al primo semestre 2007 sono stati circa 900 i derivati firmati da 525 enti locali (459 Comuni, 45 Province, 17 Regioni e quattro Comunità montane). Ben 151 sono stati stipulati tra gennaio e il 30 giugno scorso. A fine agosto, secondo Banca d’Italia, il mark to market (il valore di mercato alla data della rilevazione) dei derivati in tasca agli enti locali era negativo per 1,055 miliardi. Due terzi di questo valore (che non si traduce in una perdita immediata) sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province.

    Regole e trasparenza

    L’equilibrio tra innovazione finanziaria, autonomie locali e controllo centrale sul debito è stato un difficile obiettivo per il legislatore. Fu la Finanziaria 2002 ad aprire agli enti locali la sottoscrizione di derivati. Il ministero dell’Economia a fine 2003 ha disciplinato le operazioni consentite. Il 27 maggio 2004, all’epoca dell’indagine parlamentare sulla finanza locale, furono date ulteriori regole ai Comuni. Infine, il collegato alla Finanziaria del 2006 ha fatto scattare una nuova, importante regola: tutti i derivati stipulati dal 2007 dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione, per essere validi, devono venire segnalati preventivamente al Tesoro. Secondo alcuni operatori, però, tutto ciò non basta: gli enti locali non hanno competenze e capacità per evitare sgradite sorprese, dunque serve un servizio centrale in grado di “smontare” preventivamente i contratti e definire un prezzo equo.

    Business e opportunità

    Per almeno un quinquennio, a partire dal 2000, i contratti derivati hanno consentito alle banche di riguadagnare quei margini che le tradizionali gestioni di tesoreria delle pubbliche amministrazioni non offrivano più in un periodo di calo dei tassi. Proprio gli swap per la rinegoziazione dei tassi d’interesse hanno aperto agli operatori privati la «riserva di caccia» costituita dal debito degli enti locali. Un debito sempre più difficile da gestire per amministratori pubblici alle prese con la progressiva stretta ai trasferimenti centrali e con i maggiori vincoli ai bilanci dovuti al Patto di stabilità. La proposta delle banche più spregiudicate suonava come la classica quadratura del cerchio alle orecchie di sindaci e assessori: con gli Interest rate swap appariva possibile ristrutturare il debito, prolungarne la scadenza (oltre la fine del proprio mandato), abbassarne i tassi e, spesso, ottenere dalle banche un’entrata di cassa iniziale.

    Droghe pesanti, appunto, collocate con delibere standard già pronte da copiare su carta intestata dei Comuni, alle quali venivano allegati elenchi di enti locali che avevano già fatto ricorso ai derivati, come testimonial della bontà del prodotto, e una liberatoria con la quale amministratori e tecnici locali si autocertificavano “operatori finanziari esperti”, in grado di comprendere appieno rischi, costi impliciti e opportunità del contratto che si accingevano a firmare. Competenze che, nella stragrande parte dei casi, erano solo sulla carta, mancando gli strumenti tecnici necessari a “smontare” e dare un prezzo equo ai derivati.

    I principali operatori

    Non esistono ricerche sulle quote dei singoli operatori nel mercato dei derivati Otc venduti alla pubblica amministrazione, così come la loro evoluzione nel tempo. I dati al 31 agosto scorso sono nelle mani di Banca d’Italia che li ha presentati solo in forma aggregata. Alti dirigenti di banche internazionali, che hanno parlato sotto vincolo di anominato, hanno però individuato in una ristretta pattuglia di banche italiane ed estere i leader di questo segmento della finanza corporate. Le quote principali del mercato dei derivati agli enti locali, secondo queste fonti, fino al 2006 erano in mano a banche italiane, UniCredit e Dexia Crediop su tutte, ed estere, tra cui Merrill Lynch, Ubs, Deutsche Bank, Nomura e Barclays.

    L’indagine del Sole-24 Ore

    Per ottenere la fotografia del mercato, «Il Sole-24 Ore» ha inviato un questionario a 34 banche italiane ed estere. Dopo le inchieste dei giorni scorsi condotte sui giornali e dalla trasmissione tv «Report», sono fioccati i “no comment”. Alcuni istituti, però, hanno dimostrato maggiore trasparenza di altri.

    Mps, ad esempio, ha reso noto di aver attualmente attivi un centinaio di contratti. Citigroup è impegnata nella maxiristrutturazione del debito sanitario della regione Lazio. Al 31 agosto il gruppo Lehman Brothers aveva derivati con quattro tra Regioni o società controllate da enti pubblici il cui mark to market è positivo per le controparti.

    Natixis nel 2007 ha realizzato un’unica operazione relativa al primo bond del programma Emtn della Cassa del Trentino. Credem ha in corso un solo contratto del nozionale di 13.818 euro a favore della controparte. Il Banco Popolare, che nel 2003 aveva otto contratti con cinque enti locali e cinque con tre società pubbliche, oggi ha nove contratti con otto enti locali e 16 con nove partecipate pubbliche, per un mark to market complessivo a fine agosto di 2,1 milioni a favore dei clienti.

    UniCredit Banca d’Impresa a fine agosto aveva invece 295 derivati collocati a 216 fra Comuni, Province e Regioni, con un mark to market totale di 98 milioni a favore della banca. La quota di mercato di UniCredit resta forte ma è molto calata dal 2003 quando, come testimonia anche la tabella a fianco, contava 317 contratti con enti pubblici per un nozionale di 7,47 miliardi, oltre a 34 contratti con aziende pubbliche per altri 387 milioni di nozionale.

    Nuove strategie

    Ora però la situazione sta cambiando: alcuni operatori, come UniCredit Banca d’Impresa, hanno annunciato una sostanziale virata nella strategia commerciale per il settore. Altri si sono trovati a dover fronteggiare la crisi della finanza strutturata, innescata dalla bolla dei mutui subprime Usa, e le ricadute del caso Italease. L’effetto su cartolarizzazioni e bond, privati e pubblici, si farà sentire anche qui.

    I GRANDI CLIENTI DI UNICREDIT

    Gabriele Albertini
    A fine 2003 la ragioneria di Palazzo Marino aveva acceso con UniCredit tre contratti per un valore nozionale complessivo superiore a 902 milioni di euro e un mark to market positivo per la banca per oltre 86 milioni di euro

    Sergio Chiamparino

    Era di 309 milioni di euro il nozionale dei sei contratti derivati che a fine 2003 legavano il Comune di Torino con UniCredit, per un mark to market a favore della banca di 14,75 milioni

    Francesco Storace

    Alla fine del 2003 il bilancio del Lazio presentava sei contratti derivati con UniCredit per un valore nozionale complessivo di quasi 357 milioni di euro e un saldo del mark to market a favore della banca per 4,92 milioniSabato 27 Ottobre 2007.

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    commento di adusbef:

    SWAP E DERIVATI: BANCA ITALEASE E’ SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG ! AMMONTA A 350 TRILIONI DI DOLLARI USA (IN ITALIA 5.000 MILIARDI DI EURO, 3 VOLTE IL PIL), LA FINANZA DERIVATA AD USO E CONSUMO DELLE BANCHE (SMESSE CLANDESTINE CON ISTITUTI DI CREDITO PRINCIPALI ALLIBRATORI) CHE LUCRANO 25 MLD. DI DOLLARI ANNUI DI MISSIONI.

    100.000 IMPRESE RAGGIRATE DA SWAP OFFERTI USO E CONSUMO BANCHE.

    L’ennesimo scandalo di Banca Italease,esposta in prodotti derivati per 600 milioni di euro (dai 400 milioni di euro già noti e destinati ulteriormente a lievitare), è la punta dell’iceberg di una finanza derivata gestita da allibratori senza scrupoli,al di fuori da qualsiasi controllo delle autorità monetarie, che nonostante gli allarmi e le denunce ricevute, hanno sottovaluto i rischi reali consentendo la crescita di una leva finanziaria che divora i risparmi veri dei cittadini.

    Gli swap sui tassi, sofisticati strumenti affibbiati dalle banche italiane negli anni scorsi ad almeno 100.000 imprenditori (soltanto Unicredit ne ha piazzato circa 32.000 ad altrettante piccole e medie aziende che ritenevano così di garantirsi dall’aumento dei tassi,salvo poi a scoprire che non erano affatto salvaguardati, rischiando così il tracollo), è la più grande bolla speculativa della famiglia degli hedge fund, che non solo la banca centrale europea, ma anche Federal Riserve ed altre banche centrali hanno lasciato lievitare, per consentire l’esclusiva speculazione dei maggiori istituti di credito europei ed americani,di incassare 25 miliardi di dollari Usa di commissioni..

    La voragine da 600 milioni di euro di Banca Italease, è l’ennesimo scandalo finanziario di strumenti derivati piazzati dalle banche ad almeno 100.000 imprese (piccole e medie) per garantire loro i rischi derivanti dalle oscillazioni negative dei tassi di interesse: uno swap sui tassi,consente ad un’impresa,dietro pagamento di salati premi e commissioni, di assicurare che non vi siano perdite qualora i tassi aumentino o diminuiscano.

    Per dare una spiegazione più semplice, se sottoscrivo un mutuo a tasso variabile, posso sottoscrivere uno swap sottostante che mi offre copertura dall’aumento del costo del denaro: se la rata del mio mutuo, aumenta di 100 euro al mese, lo swap mi copre totalmente quel rischio di aumento,se non mi offre analoga copertura di 100 euro per compensare la perdita,significa che la banca mi ha venduto l’ennesimo bidone ! E’ come se assicuro un’auto per coprirmi dalla responsabilità civile ed in caso di incidente,l’assicurazione non mi indennizza.

    Ma la vicenda del crollo della Banca Italease, l’istituto di leasing che nello spazio di pochi mesi ha bruciato 3 miliardi di euro di capitalizzazione per le operazioni condotte dall’ex-amministratore delegato Massimo Faenza,è anche l’epilogo della più totale disinvoltura da parte di dirigenti bancari,arrivati ai vertici delle aziende di credito senza la necessaria preparazione né quella prudenza richiesta a coloro che gestiscono il pubblico risparmio,con la più totale complicità della Banca d’Italia,specie l’ufficio di vigilanza,che continua a fare acqua da tutte le parti,come dimostra anche la vicenda della Banca Popolare di Matera gestita allegramente dal prof. Donato Masciandaro

    Adusbef,che stima in una forchetta tra 14 e 20 miliardi di euro gli swap offerti a copertura del rischio dei tassi che poi non hanno offerto alcuna garanzia al contraente, chiede che Governo e Parlamento approvino leggi più stringenti sui “derivati”,per evitare che le banche possano continuare indisturbate a “strozzare” consumatori ed imprese.

    Elio Lannutti (Presidente Adusbef)

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    altre considerazioni sull’argomento:

    Contratti derivati per comuni ed enti locali. Secondo voi, c’è da preoccuparsi?

    Con questa discussione vorrei cercare di fare chiarezza sulla questione economia di questi giorni, quella sui cosiddetti “contratti derivati”. Ma partiamo con ordine. Innanzitutto cerchiamo di capire cosa sono i contratti cosiddetti “derivati” e cerchiamo poi di chiarire quelli che sono i problemi riscontrati. Si dice che i contratti derivati siano nati a supporto del commerco. In realtà, i derivati erano contratti che venivano utilizzati per il pagamento di una merce che verrà però consegnata in futuro. La realizzazione di strumenti finanziari derivati nasce dall’esigenza di ridurre il rischio collegato alla variabilità del prezzo per l’acquisto di un determinato prodotto. Quando si tratta di prevenire questi rischi si tende a parlare di sicurezza attraverso la stesura e la firma di un contratto che dovrebbe “assicurare” l’acquirente verso questi rischi, ma che, in realtà non si rende conto che, per poterci guadagnare qualcosa, o semplicemente essere assicurati, di sicuro non c’è nulla. Si tratta, piuttosto, di fare una scommessa, o, per essere più espliciti, è come se si stesse giocando alla roulette.

    E di roulette è stata proprio la giornalista di Report, Stefania Rimini, a parlarne, attraverso un inchiesta, mandata in onda il 14 ottobre 2007, dal titolo “Il banco vince sempre” che si può guardare dal sito della Rai, per comprendere con efficacia il rapporto tra derivati ed enti pubblici e privati.

    Il contratto derivato, infatti, non è qualcosa che ha a che vedere solo con le aziende private, con gli imprenditori, ma è anche qualcosa che serve per “ripianare”, diciamo così, i debiti temporaneamente per poi trovarsi a pagare cifre enormi. Ma cerchiamo di fare chiarezza. Innanzitutto, c’è da dire una cosa: molte Regioni e Province, e molti Comuni hanno in questi anni totalizzato debiti e spesso, in particolare negli anni passati si rischiava di rimanere fuori dal Patto di stabilità. Gli enti pubblici e privati, spesso su consiglio di direttori di banca, hanno stipulato un contratto derivato, meglio noto come contratto di “swap”, dove swap è solo un anello della famiglia dei derivati.

    Nel settore finanziario, lo swap altro non è che uno scambio di flussi di cassa tra due controparti. Detto così non si capirebbe nulla, ma per essere più specifici, si tratta di potrebbero fare degli esempi. Ammettiamo che un ente pubblico, un comune di provincia, o un capoluogo, o una provincia o una regione abbiano un debito. O ancora, ammettiamo che questo debito ce l’abbia un privato, un imprenditore. Per sopperire al debito, generalmente ci si fa, del tutto o in parte, aiutare dagli istituti di credito, dalle banche, attraverso strumenti messi a disposizione quali mutui, obbligazioni, ecc. Il prestarsi il denaro, ovviamente, porta un determinato ente ad essere oggetto di tassazione, e quindi a dover vedere tassati il proprio danaro con una percentuale di interesse che generalmente può essere variabile.

    Dall’altra parte, succede che arriva un rappresentante dell’istituto di credito che propone quanto segue: io banca mi prendo la responsabilità di pagarti il tuo tasso di interesse variabile che, supponiamo sia del 5 per cento. Dall’altra parte, all’ente viene proposto un tasso fisso, magari al 4,5 per cento. Sapendo di dover pagare un tasso fisso, e sapendo di poter ottenere subito del denaro liquido per poter in parte ripianare il proprio debito, la banca propone all’ente la stipula di un contratto di swap. Secondo molti consulenti finanziari, lo swap è molto rischioso e chi si addentra in contratti di questo tipo deve sapere con certezza a cosa sta andando incontro, magari attraverso una operazione di pricing, cioè attraverso un prezzaggio, una valutazione, di quello che sarà il contratto da stipulare. Vediamo ora cosa succede: un consulente finanziario sa perfettamente innanzitutto una cosa, e cioè che un contratto swap, solo per il fatto che sia stato stipulato dà origine a costi che inizialmente non si vedono ma che saranno aggiunti successivamente.

    Questi costi, infatti, vengono detti “impliciti”, perché sono ìnsiti nell’operazione stessa. Molti comuni hanno stipulato contratti swap per cercare una soluzione al problema del debito ma senza alcun risultato, con la particolarità, che quando di accorgi di aver firmato qualcosa di poco conveniente, poi vai a finire che ti trovi a dover pagare tanto. Per poter uscire, per poter cioè estinguere il contratto ed uscire dall’incubo, si deve per forza pagare tutto il tasso di interesse stipulato al momento del contratto, o modificare le condizioni del contratto stesso senza però riuscire in breve tempo a risolvere il problema del tutto.

    Molti comuni, quali Torino, Napoli, ecc. hanno firmato contratti di questo tipo, dove da un lato permane l’ignoranza di molti assessori al bilancio che credono che il contratto sia privo di costi impliciti, dall’altro, caso ancora peggiore, non si capisce assolutamente la rischiosità della stipula di un contratto del genere.

    Il tasso variabile di interesse che l’ente ha ceduto alla banca in cambio di quello fisso potrebbe subìre una variazione positiva (aumentare) o negativa (scendere). Nel primo caso se il tasso aumenta, l’ente essendosi impegnato a pagare un tasso fisso ne avrà beneficio, e quindi guadagno, se invece, come spesso accade, il tasso diminuisce, ci si trova a dover pagare più di quanto non si sarebbe dovuto pagare se il contratto non fosse stato stipulato.

    Insomma, dopo l’inchiesta di Report abbiamo assistito ad innumerevoli discussioni sul problema dei contratti derivati, sugli swap, e sui diversi tipi di swap, gli interest rate swap, irs, e i currency swap.

    In sostanza, la differenza tra i due tipi di contratto è che, nel primo caso, negli interest rate swap, il contratto prevede lo scambio periodico, tra due operatori di flussi di cassa aventi la natura di “interesse” calcolati sulla base di interessi predefiniti e differenti e di un capitale teorico di riferimento. Nel Cs, Currency swap, invece, “un contratto è stipulato fra due controparti che si scambiano nel tempo un flusso di pagamenti denominati in due diverse valute. Si pone quale scambio a pronti di una determinata valuta e nel contempo in uno scambio di eguale ammontare, ma di segno opposto, ad una data futura prestabilita”.

    Ora ne parlano tutti, dalle tv, ai quotidiani. La Repubblica, ad esempio, ha sottolineato che prodotti finanziari derivati siano stati oggetto di un emendamento da parte di Forza Italia che intendeva limitarne la consistenza al 5 per cento del totale delle spese. Il Ministro dell’Economia, Padoa-Schioppa, dal canto suo “si è espresso con cautela: ha rilevato che le operazioni non hanno comportato situazioni di “dissesto finanziario” negli enti locali, che non si possono imporre “divieti” che rischierebbero la incostituzionalità, ma che è auspicabile – continua Padoa-Schioppa una maggiore “trasparenza” e che, dunque, un emendamento in tal senso avrebbe il disco verde del

    Tesoro. Il fenomeno descritto da Padoa-Schioppa è di dimensioni rilevanti: sono 525 gli enti territoriali che hanno stipulato contratti finanziari derivati per oltre 1 miliardo di euro. Tra loro 17 regioni e anche 4 comunità montane. Più esposti sono i comuni (674 milioni) seguiti da Regioni (278 milioni) e province (99 milioni).


  6. Non tornano i conti?
    A forza di pontili, piastronature (che in via Stagi non sono state ancora eseguite), alberghi, aree lotti e pretura…
    Alla fine qualcosa manca…
    2+2 fa 4, non 5…
    Paura di presentare il bilancio-vergogna, rosso per due motivi?
    Non saremo nella stessa situazione di un comune siculo, però qualche dubbio sarà bene sollevarlo…

    La Repubblica 22 DICEMBRE di ANTONELLO CAPORALE
    Quasi un miliardo di debiti, verificata l´insolvenza: urge trovare 105 milioni
    Trattative con una banca estera. I giudici contabili: ma l´esito resta misterioso

    Catania muore strangolata dai debiti. La Corte dei Conti siciliana ha notificato due giorni fa al sindaco e al presidente del collegio dei revisori dei conti l´ultimo conclusivo atto con il quale accerta lo stato di insolvenza del Municipio. E´ un atto di accusa lungo 18 pagine. Elenca la rozzezza degli strumenti finanziari cui si è dotato il comune per evitare di venire strangolato dai creditori; l´approssimazione - confinante invero con la grave violazione dei principi generali del diritto e della contabilità di Stato - con la quale si è deliberata la costituzione di scatole societarie a fini di garanzia patrimoniale; l´inconsistenza documentale degli impegni presi; l´evanescenza dei finanziatori accreditati.
    Tocca a Umberto Scapagnini, uomo dai toni lievi, un napoletano simpatico e disponibile, chiamato alle funzioni di pubblico ufficiale per essere stato medico personale di Silvio Berlusconi, rimasto sedotto dalle sue magiche pillole per la eterna giovinezza, dichiarare default. Tocca a lui chiudere il portone del Municipio. A lui che i catanesi chiamano da sempre (vigile preveggenza!): Sciampagnino.
    La Corte dei Conti ha accertato che il bilancio del Comune è stato approvato “con significativo ritardo rispetto alle previsioni di legge”. Ha accertato che il disavanzo non registra un contenimento della spesa corrente; ha accertato che «vi sono debiti fuori bilancio di entità crescente e alla cui copertura si provvede con alienazione di patrimonio».
    La vendita del patrimonio pubblico (anche uno stadio nella lista in tutta fretta redatta) è stata la scialuppa sulla quale Scapagnini e la giunta di centrodestra avevano tentato di salire per evitare il naufragio. E´ stata costituita una società (Catania Risorse) alla quale sono stati conferiti i beni immobili: tutto il possibile e, qualche volta, anche l´impossibile.
    Ma la società non ha trovato ancora supporto finanziario: le banche hanno finora rifiutato il salvataggio di un ente che giace sotto il peso di un indebitamento storico che punta oramai al miliardo di euro tra pregresso, consolidato e presente pendente. Una società finanziaria senza soldi è una scatola vuota. Ha scritto la Corte: «L´individuazione di istituti di credito interessati ha presentato alcune difficoltà (… ;) Risultano allo stato trattative con un istituto estero. Di tali trattative non si conosce l´esito, nonostante la prossima scadenza prevista per il completamento dell´operazione».
    «Non esiste nel mondo una banca che possa aiutare Catania - notifica Orazio Licandro, deputato dei Comunisti italiani, antico e accanito fustigatore della politica catanese - Cuffaro, il presidente della Regione (in Sicilia lo scioglimento del consiglio comunale è prerogativa regionale ndr) non ha più alibi e niente può fare per salvare Scapagnini. Si dimetterà quanto prima, per fortuna nostra».
    In effetti possibilità di manovra per coprire il disavanzo degli anni 2003 e 2004, la causa vera del dissesto finanziario, 105 milioni di euro che non si sa come e dove reperire, è virtualmente azzerata. E i tentativi del comune di Catania di spostare sempre un po´ più in avanti le lancette dell´ultimo giorno utile a trovare i soldi necessari, a rinviare ancora di qualche ora il momento della resa dei conti non sembrano più praticabili. I giudici contabili accusano: «Non si può ritenere accettabile che il comune stesso si “rimetta in termini». Il tempo è scaduto, a Catania si piange.


  7. Vi ringrazio per le notizie ed i chiarimenti, purtroppo leggendo i post le mie preoccupazioni aumentano!
    Temo che negli anni futuri i cittadini si troveranno a pagare più di quanto possano immaginare.
    Ci vorrebbe chiarezza su un tema tanto importante, magari qualcuno potrebbe fare domande in merito proprio alle signore sopra citate da Gariffe, sempre preciso e puntuale…
    Colgo l’occasione per ringrazire aprigliocchi per l’importantissimo luogo di discussione e confronto che ci offre.


  8. Se la memoria non ci inganna, Apri gli occhi il 22 novembre 2007 ha sollevato il problema dei derivati (IL Comune e i suoi derivati) riportando l’articolo del Sole 24 ore con riferimento ai derivati del Comune di Pietrasanta


  9. è vero ma le risposte devono arrivare dal comune


  10. Visto che i contratti che appaiono sull’articolo del Sole 24ore sono relativi a contratti stipulati entro il 2003, credo che gli SWAP citati dalle orgoglione ex assessore sul sito del comune siano gli stessi.
    Da quel poco che si può capire noi profani il mark to market appare favorevole alla banca e ciò non penso sia un gran bel segnale per le nostre tasche!!!


  11. Sempre in tema di derivati, questo articolo parla di Unicredit, (l’istituto con il quale il comune ha sottoscritto contratti).

    Profumo esce allo scoperto sui derivati
    ( Finanza e Mercati del 16/10/2007 )
    Stampa - Guida
    Per Unicredit l’affare derivati assomiglia sempre più a una valanga che si ingrossa strada facendo. E se fino a ieri gli operatori si erano limitati allo scetticismo, adesso il listino sembra aver percepito una certa puzza di bruciato: il titolo ha perso ieri il 3,2% chiudendo a 5,98 euro. L’escalation è cominciata con le prime denunce di qualche singolo cliente. Quindi, alla fine di agosto, è arrivata la multa della Consob per “carenze procedurali afferenti l’operatività dei prodotti derivati”. Ieri, infine, anche in seguito alla trasmissione televisiva Report, la banca di Alessandro Profumo ha scoperto le carte: il mark to market dei derivati venduti alla clientela è negativo per 1 miliardo di euro. In precedenza, non aveva mai comunicato dati al riguardo, anche se a qualche investitore istituzionale avrebbe parlato, in estate, di un valore negativo limitato a 200 milioni. Dunque, nel giro di qualche mese sarebbe esploso. Tuttavia, una portavoce della società sostiene, invece, che il valore attuale sia addirittura inferiore al picco fatto segnare a 3,2 miliardi nei primi mesi dell’anno. A complicare il quadro di incertezza è intervenuta anche l’Adusbef. “Secondo i nostri calcoli - spiega a F&M Elio Lannutti, presidente dell’associazione dei consumatori - il mark to market di Uncredit è negativo per 4-5 miliardi. Si tratta di uno scandalo grosso dieci volte quello di Italease e parte della colpa ricade sulle spalle della Banca d’Italia che non ha svolto il proprio compito di sorveglianza”. Non stupisce, quindi, che in questa situazione gli investitori preferiscano stare alla larga dal titolo, in attesa che il quadro diventi più chiaro. C’è infatti il timore che in comunicazioni successivo l’entità delle perdite cresca esponenzialmente, come avvenuto nel caso Italease. D’altronde, che l’operato di Unicredit in fatto di derivati non sia stato irreprensibile è stato confermato anche da Consob. Secondo l’autorità guidata da Lamberto Cardia, contro la cui sanzione Unicredit ha fatto ricorso, l’istituto di Piazza Cordusio ha operato in modo non corretto nella fase di vendita e anche in quelle successive, soprattutto quando si è trattato di “rimodulare” le operazioni che presentavano un mark to market significativamente negativo. Dunque, si tratterebbe di una situazione che non va legata all’integrazione con Capitalia. Intanto, ieri, Allianz ha comunicato di esser scesa dal 3,06% al 2,39% nel capitale della società guidata da Profumo.
    Da Finanza&Mercati del 30-11-1999 Per Unicredit l’affare derivati assomiglia sempre più a una valanga che si ingrossa strada facendo. E se fino a ieri gli operatori si erano limitati allo scetticismo, adesso il listino sembra aver percepito una certa puzza di bruciato: il titolo ha perso ieri il 3,2% chiudendo a 5,98 euro. L’escalation è cominciata con le prime denunce di qualche singolo cliente. Quindi, alla fine di agosto, è arrivata la multa della Consob per “carenze procedurali afferenti l’operatività dei prodotti derivati”. Ieri, infine, anche in seguito alla trasmissione televisiva Report, la banca di Alessandro Profumo ha scoperto le carte: il mark to market dei derivati venduti alla clientela è negativo per 1 miliardo di euro. In precedenza, non aveva mai comunicato dati al riguardo, anche se a qualche investitore istituzionale avrebbe parlato, in estate, di un valore negativo limitato a 200 milioni. Dunque, nel giro di qualche mese sarebbe esploso. Tuttavia, una portavoce della società sostiene, invece, che il valore attuale sia addirittura inferiore al picco fatto segnare a 3,2 miliardi nei primi mesi dell’anno. A complicare il quadro di incertezza è intervenuta anche l’Adusbef. “Secondo i nostri calcoli - spiega a F&M Elio Lannutti, presidente dell’associazione dei consumatori - il mark to market di Uncredit è negativo per 4-5 miliardi. Si tratta di uno scandalo grosso dieci volte quello di Italease e parte della colpa ricade sulle spalle della Banca d’Italia che non ha svolto il proprio compito di sorveglianza”. Non stupisce, quindi, che in questa situazione gli investitori preferiscano stare alla larga dal titolo, in attesa che il quadro diventi più chiaro. C’è infatti il timore che in comunicazioni successivo l’entità delle perdite cresca esponenzialmente, come avvenuto nel caso Italease. D’altronde, che l’operato di Unicredit in fatto di derivati non sia stato irreprensibile è stato confermato anche da Consob. Secondo l’autorità guidata da Lamberto Cardia, contro la cui sanzione Unicredit ha fatto ricorso, l’istituto di Piazza Cordusio ha operato in modo non corretto nella fase di vendita e anche in quelle successive, soprattutto quando si è trattato di “rimodulare” le operazioni che presentavano un mark to market significativamente negativo. Dunque, si tratterebbe di una situazione che non va legata all’integrazione con Capitalia. Intanto, ieri, Allianz ha comunicato di esser scesa dal 3,06% al 2,39% nel capitale della società guidata da Profumo.
    ( Finanza e Mercati del 16/10/2007 )


  12. Ciaooo,sto cercando di sviluppare un blog giornale in cui gli articoli sono scritti dai blogger WordPress (o al limite se non hai tempo posso scriverti io un’articolo prendendolo dal tuo blog e rimandandolo al tuo blog…).
    Il blog giornale nasce con l’intento di dare maggior visibilità al tuo blog e alla gente che cerca in rete la possibilità di trovare articoli di maggiore qualità in un’unico posto (visti i migliaia di blog che nascono ogni giorno…).
    Se ti va uno scambio link col blog giornale contattami pure.
    ti ringrazio anticipatamente e a presto


  13. E’ caduto il governo Prodi, buona parte di Pietrasanta è in catalessi

    “Non trascuriamo il valore educativo dell’Utopia.
    Se non sperassimo, a dispetto di tutto in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?”

    Gianni Rodari da Grammatica della fantasia


  14. E LORO FANNO LE PRIMARIE …..DA QUANDO E’ ARRIVATO VELTRONI SONO SPARITI I DS,IL GOVERNO, L’UNIONE , IL CENTROSINISTRA E L’ULIVO….PERO’ VANNO IN PIAZZA ALL’ANGELUS……….DAL PAPA!!!!!!!!!MA VELTRONI NON ERA QUELLO CHE S’ISPIRAVA A DON MILANI? IO CREDO CHE DON MILANI NON ANDREBBE ALEE PRIMARIE….SICURAMENTE TRA LA GENTE SI……ALTRO CHE CONGRESSI ALLA MISERICORDIA!!!!!!!!A PROPOSITO MA LA CROCE VERDE GLI FA’ SCHIFO?


  15. E STAMANI SU REPUBBLICA TREMONTI PARLA DI GRANDE COALIZIONE TRA FORZA ITALIA E IL PD…E VAI!!!!!!!!!!!!


  16. La critica costruttiva è il sale della democrazia,
    questa è una massima assoluta.
    Emporio scrive:
    E LORO FANNO LE PRIMARIE …..DA QUANDO E’ ARRIVATO
    VELTRONI SONO SPARITI I DS,IL GOVERNO, L’UNIONE , IL CENTROSINISTRA E L’ULIVO….PERO’ VANNO IN PIAZZA ALL’ANGELUS……….DAL PAPA!!!!!!!!!MA VELTRONI NON ERA QUELLO CHE S’ISPIRAVA A DON MILANI? IO CREDO CHE DON MILANI NON ANDREBBE ALEE PRIMARIE….SICURAMENTE TRA LA GENTE SI……ALTRO CHE CONGRESSI ALLA MISERICORDIA!!!!!!!!A PROPOSITO MA LA CROCE VERDE GLI FA’ SCHIFO?
    by EMPORIO Gennaio 27, 2008 at 11:49 am

    La critica è sempre utile, anzi come detto sopra è il sale della democrazia, non voglio replicare in polemica anzi, ma ti vorrei far notare che proprio le primarie sono lo strumento che chiama tutti ad esprimersi, si più dire tutto ma che se non è democrazia questa, quale è l’alternativa????.
    Riguardo al tema Misericordia Croce Verde, non vedo il nesso, per esempio ieri ed oggi si è votato alla Misericordia di Tonfano ed alla Croce Verde a Pietrasanta, con una affluenza che ha superato le aspettative, non c’è mai stata nessuna preferenza.
    Poi riguardo a Don Milani, ti prego lascia perdere, se non conosci bene la sua opera ed il suo pensiero è meglio che tu non ne parli, proprio lui ha applicato nel suo insegnamento il concetti dell’ascolto, del confronto e della scelta comune, di fatto istituendo proprio quello che le primarie fanno, cioè la scelta che deve fare la base nella scelta dei suoi rappresentanti.
    Comunque grazie della critica.


  17. Il problema principale è la mancanza di una strategia di lungo respiro, condivisa e disinteressata, con obbiettivi realizzabili nell’interesse comune…questo vale senza dubbio per questa amministrazione, il cui unico obbiettivo è quello di tirà a campà…il problema poi lo affronteranno quelli che verranno dopo.
    Lor signori governano così anche le loro imprese e le loro famiglie?…allora cominciamo a preoccuparci.
    Bisogna che questo “malomodo” di fare politica e di amministrare, non oltrepassi i confini di questa giunta e che si esaurisca con essa il prima possibile.
    Basta con chi intende la politica e l’amministrazione di un Comune come interesse privato o di parte, riprendiamoci il nostro futuro in mano e torniamo a quel senso comune che ci rende veramente liberi.


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